Lettera a Pietro Ichino

Dopo aver letto con estremo interesse  l’articolo di Pietro Ichino dello scorso 9 agosto sul Corriere della Sera con cui è tornato sull’argomento dell’efficienza della P.A. gli ho inviato alcune riflessioni con cui sottolineo la mia convinzione che sia necessario fare un ulteriore salto culturale nell’affrontare le problematiche dalla PA italiana, necessità quest’ultima ripetutamente sottolineata negli ultimi decenni, ma mai soddisfatta in pieno.

Il salto culturale cui mi riferisco deve concretizzarsi in un nuovo e più efficace sistema di gestione delle risorse umane che abbandoni definitivamente gli strumenti di reclutamento mediante concorso e disegni i percorsi di carriera in base a parametri meritocratici strettamente correlati ai processi formativi e alla produttività individuale e di gruppo.

Non posso, comunque, che essere preoccupato dello stato della motivazione delle risorse umane nella pubblica amministrazione se non si procederà con urgenza ed efficacia ad una profonda ristrutturazione dei metodi di gestione degli uffici pubblici che, oltre a combattere fannulloni e assenteisti, prenda in considerazione misure idonee a motivare e professionalizzare i dipendenti pubblici.

Naturalmente a ciò si dovrà accompagnare l’individuazione delle professionalità e delle competenze, tra cui includere adeguati valori etici e morali, che dovranno possedere i dirigenti pubblici e su cui costruire un sistema di valutazione meritocratico finalizzato alla gestione dei percorsi di carriera.

Penso che dopo lo scossone iniziale sia necessario impegnarsi a ridare autorevolezza e dignità al personale dell’amministrazione pubblica quale presupposto imprescindibile di qualsiasi riforma delle strutture pubbliche.

Ritengo che su simili presupposti si troveranno d’accordo la maggioranza dei dipendenti pubblici, indicati da Ichino come “la parte migliore“, e che sono stanchi di venire additati periodicamente come la sintesi dei mali italiani.

Prosegui per il testo completo della lettera

One Response to Lettera a Pietro Ichino

  1. Graziano Dellacasa ha detto:

    Non si può scindere la Politica dalla PA. Sappiamo che in passato la PA era un modo per risolvere la disoccupazione (anche Rooswelt pensò a qualche cosa di simile ma per un lasso limitato di tempo e fiinalizzato alla produzione ).
    Così non è stato in Italia; la PA ha adottato un “modus operandi” corroborato dalla burocrazia che tutt’ora (anche se sono stati fatti dei tentativi di cambiamneto) presevera. Falliscono i “managers” privati (ma sono uomini d’oro).
    Per avere un “change management” incisivo è necessario istituire una scuola scpecializzata in PA ; e con selezione inserire a vari livelli di competenza il personale. Abbolire il concetto di sistema premiante a favore di quello incentivante ; ricevo un riconiscimento nel momento in cui “vado costantemente oltre” le mie mansioni .
    Quindi con mangers capaci di valutare e gestire il personale l’organizzazione assumerebbe un assetto di efficenza ed efficacia evoluto .dove le responsabilità sono sinonimo di discrezionalità decisionale e delle naturali conseguenze .
    L’altro aspetto importante è come PA si presenta e soddisfa i bisogni del bacuino d’utenza . E qui (sempre tramite nozioni didattiche a priori) deve essere applicato il Customer Realtionship Management : in altri termini i servizi devono essere consoni alle richieste ed il cittadino deve avere una costante informazione (trasparenza).
    A mio avviso questa è un approccio che a lungo periodo può cambiare .

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